Intervista a Maria Coviello (prima parte), una disegnatrice dedicata all’ascolto del bambino

Mi fa molto piacere iniziare il mio lavoro di corrispondente dall’Iatalia di Creciendo con Eco con un’intervista a Maria Coviello: pisana, illustratrice, maestra di disegno e arteterapeuta. Ricordo ancora quando alcuni anni fa, durante la presentazione di uno dei suoi corsi di disegno per bambini, si diresse ai genitori animandoli ad ascoltare i disegni dei loro figli senza cercare di correggerli o migliorarli.

Creciendo con Eco non poteva perdere l’occasione di parlare con lei e condividere l’intervista con tutti voi.

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Maria Coviello disegnando. (Fotografia di Estéban Puzzuoli)

Maria Coviello si è diplomata in disegno alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze. È illustratrice di libri per bambini e adolescenti di carattere storico, educativo e turistico, maestra di disegno, acquerellista e arteterapeuta. Se volete avere maggiori informazioni sulle varie attivitá svolte da Maria potete consultare il suo sito web.

A seguire riportiamo la prima parte dell’intervista.

Questa nuova parte del mio lavoro mi ha aperto nuovi orizzonti e mi ha fatto scoprire la bellezza di quanto il disegno, la pittura o la creazione artistica in generale servano per raggiungere un benessere maggiore e una maggiore consapevolezza mediante la creazione di un canale diretto con il proprio sé più profondo.

Lei è illustratrice di libri per bambini, dà corsi di disegno a bambini, adolescenti e adulti ed è anche arteterapeuta. Può parlarci un po’ del suo lavoro?

Il mio lavoro mi piace molto perché è vario e mi permette di gettare uno sguardo su diversi ambiti. È bello vedere le persone che imparano a disegnare attraverso la mia guida; in realtà fanno progressi perché hanno più fiducia in se stessi. Questo è il segreto, dare più fiducia alle persone che spesso sono bloccate perché magari a scuola gli hanno detto che non erano brave e da allora non hanno più disegnato. Con il solo lasciarle libere di esprimersi cominciano a lavorare; questa è una soddisfazione immensa.

Io adoro vedere le persone che disegnano, qualunque cosa disegnino e in qualunque modo. I bambini riescono sempre a stupirmi per quello che riescono a tirare fuori dalla loro fantasia, anche se a volte rihiedono molte energie per essere gestiti. Lavorare con gli adulti da un lato è più rilassante perché sono più educati però dall’altro è più faticoso perché sono più bloccati.

Grazie ai corsi di disegno ho deciso di fare il percorso di arteterapeuta; questa nuova parte del mio lavoro mi ha aperto nuovi orizzonti e mi ha fatto scoprire la bellezza di quanto il disegno, la pittura o la creazione artistica in generale servano per raggiungere un benessere maggiore e una maggiore consapevolezza mediante la creazione di un canale diretto con il proprio sé più profondo. Tutto questo prima di tutto l’ho sperimentato su me stessa e adesso sto iniziando un lavoro con bambini e adulti.

L’altra parte del mio lavoro è quello dell’illustratrice, che è la professione con la quale mi identifico da più tempo e che per me è indispensabile perché non potrei insegnare se non praticassi continuamente il disegno e la pittura. Se anch’io non avessi difficoltà a disegnare non potrei aiutare gli altri a superare le propie difficoltà, se anch’io non facessi continuamente delle nuove scoperte sulla tecnica non potrei insegnare agli allievi la bellezza della scoperta. Certamente si può essere illustratori senza insegnare ma l’opposto credo non sia possibile.

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Illustrazione di Maria Coviello

I bambini comunicano attraverso i disegni e i disegni sono tutti comunicativi. Di solito i bambini non hanno tanti filtri e quando disegnano vogliono raccontare sempre qualcosa, sia consciamente che inconsciamente.

I suoi disegni sono di una immaginazione impressionante. Crede che la sua creatività si nutre della bambina che fu? Crede che la sua infanzia fu importante per la sua professione?

Questa domanda mi piace tantissimo perché penso che sia assolutamente indispensabile per la mia professione la presenza continua della bambina che sono stata: non ho mai smesso di essere una bambina. Questo, se in qualche caso può risultare negativo, nella mia professione è importantissimo perché riesco ad attingere direttamente a tutto il tesoro che ho scoperto quando ero una bambina leggendo libri e fumetti o semplicemente immaginando. Ho sempre avuto una fervida immaginazione. Per me è naturale, non è una cosa su cui devo lavorare, è una cosa che ho la fortuna di avere. Può essere una fortuna e una sfortuna allo stesso tempo, perché è utile per disegnare, creare e fare progetti ma può essere difficile da gestire perché puoi immaginarti cose irrealizzabili.

Pensa che i bambini possano comunicare attraverso il disegno? C’è un disegno fatto da un bambino che l’abbia impressionata maggiormente? Vorrebbe parlarcene?

Si, assolutamente. I bambini comunicano attraverso i disegni e i disegni sono tutti comunicativi. Di solito i bambini non hanno tanti filtri e quando disegnano vogliono raccontare sempre qualcosa, sia consciamente che inconsciamente.

Sono tanti i disegni che mi hanno colpito. Il primo che mi viene in mente è di una bambina di sei anni che disegnava sempre streghette, donnine, o soggetti predefiniti, e un giorno disegnò un sole al tramonto. Una cosa per lei diversissima. Non era un sole al tramonto normale, era un cerchio in mezzo al foglio e tutto il resto era colore. Io vedevo questa bambina che dipingeva in una specie di trans. Per me ebbe un evento psichico, ne sono convinta. Era completamente assorbita da quest’opera totalmente diversa da quello che aveva sempre fatto. Quel dipinto me lo ricordo molto bene.

Da un disegno puoi vedere la natura di un bambino, puoi vedere cosa prova, chi è.

Che valore hanno i disegni dei bambini?

Non penso di esagerare se dico che i disegni sono l’espressione piu profonda della loro anima. Questo non accade sempre perché a volte vogliono far vedere di essere bravi e quindi si nascondono un po’, però quando sono liberi, anche da se stessi, i disegni hanno un valore immenso perché sono loro, sono la loro natura. Da un disegno puoi vedere la natura di un bambino, puoi vedere cosa prova, chi è.

I genitori dovrebbero ascoltare i disegni, non giudicarli, cercare di correggerli o migliorarli.

Gli adulti come dovrebbero guardare i disegni dei bambini?

Come non li guardano di solito. Forse sono troppo severa ma li dovrebbero guardare come se loro fossero dei bambini, liberamente, senza pensare se sono fatti bene o se sono esteticamente accettabili. Dovrebbero ascoltarli. I genitori dovrebbero ascoltare i disegni, non giudicarli, cercare di correggerli o migliorarli.

Spesso i genitori dicono: questo lo potevi rendere meglio. Questo tipo di osservazione è del tutto inutile e dimostra una scarsa capacità di “ascolto” di ciò che il bambino ha inteso esprimere. Ha senso correggere un’operazione di matematica sbagliata ma un disegno no; un disegno andrebbe osservato in una maniera completamente aperta, dove si accetta qualunque cosa ci sia in qualunque modo sia fatto. Probabilmente per alcuni genitori è difficile riuscire a far proprio un atteggiamento di apertura e accettazione perché a loro volta, quando erano bambini, sono stati bloccati e giudicati.

Crede che esistano disegni belli, fatti bene e disegni brutti e fatti male?

Ovviamente no! Con i bambini ed anche con gli adulti dico che i disegni brutti e fatti male sono solo quelli realizzati senza metterci cura, senz’anima, fatti per fare, allora è meglio non fare niente.

Bisogna avere cura di noi stessi, avere cura del nostro disegno e non sbatacchiarlo o strapparlo. In un determinato contesto si può anche strappare un disegno però bisognerebbe avere sempre cura di quello che si fa. Questa è la differenza tra il bello e il brutto, non il realistico o l’astratto.

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Bambino disegnando a un corso di disegno di Maria Coviello

Quali sono le principali differenze, secondo lei, tra un disegno fatto da un bambino e un disegno fatto da un adulto?

A volte non ci sono differenze però le principali sono un po’ quello che si diceva prima, la riduzione dei filtri. I bambini sono meno ossessionati degli adulti di fare una cosa realistica, proporzionata o corretta dal punto di vista estetico. Gli adulti hanno più barriere e si vergognano di far vedere il proprio disegno pensando di essere criticati se non è corretto. I bambini la vergogna non ce l’hanno. Forse gli adulti hanno più disciplina se vogliono avere dei miglioramenti tecnici.

Se ci penso bene questo non è vero, di questi tempi nessuno ha più pazienza. C’è poca pazienza dappertutto, sia tra grandi che tra bambini.

Quando da piccola andavo a lezione e facevo disegno dal vero in chiaro scuro, continuamente disegnavo mele e arance. Adesso se faccio fare queste cose ai miei allievi, adulti e bambini, me le tirano dietro le arance! Non hanno voglia perché sono lavori lunghi e ci vuole molta pazienza. In generale oggi le persone vogliono risultati immediati e vogliono fare cose sempre diverse.

Forse sono cambiati i tempi o forse quello era un metodo più accademico e quindi se oggi una persona vuole fare cose del genere se ne va ad un’accademia e non ad un corso di disegno breve in cui si aspetta di ottenere risultati più velocemente. Io mi adatto e cerco di trovare il giusto equilibrio.

Può parlarci un po’ della sua esperienza come arteterapeuta?

La mia esperienza come arteterapeuta è limitata perché è da poco tempo che è iniziata. Si limita a un percorso di un anno nelle scuole con bambini con patologie o con disagi di vario tipo a livello sociale e con un ristretto gruppo di adulti non patologici. Questo è l’ambito in cui mi sono mossa inizialmente. L’esperienza con i bambini è stata molto forte, molto profonda e molto faticosa. Ho fatto molta fatica sia per applicare un metodo per me nuovo, basato sulla libertà totale dell’espressione dei bambini, sia perché i gruppi erano formati esclusivamente da bambini problematici. È stato impegnativo prima di tutto il riuscire a contenerli perché erano molto agitati e poi il riuscire a capirli, ascoltarli ed essere adeguata al loro modo di esprimersi. Superate le difficoltà iniziali è stato molto arricchente e molto coinvolgente. Con gli adulti è un po’ presto per fare un bilancio. Cerco di utilizzare la mia esperienza come insegnante di disegno, la mia indole naturale di ascoltare le persone e ciò che ho imparato in arteterapia, però sono sempre alle prime armi.

I bambini sono pieni di chiacchere di genitori (mi ci metto anche io!), insegnanti ed educatori mentre io sento che hanno bisogno di silenzio.

Che importanza ha, secondo lei, il linguaggio non verbale nella comunicazione con i bambini?

Ha una importanza fondamentale perché i bambini sono pieni di chiacchere di genitori (mi ci metto anche io!), insegnanti ed educatori mentre io sento che hanno bisogno di silenzio. Loro stessi fanno fatica a ricrearlo perché lo conoscono ben poco. Io credo di non essere mai riuscita a far rispettare un minuto di silenzio nei miei corsi, anche quando facciamo il gioco del silenzio è difficile. Nonostatente tutto penso sia molto importante anche il solo proporlo, solo dire loro che esiste uno spazio silenzioso senza musica, senza rumore e senza parole.

È importante anche il linguaggio del corpo, a volte mettere la mano sulle spalle di un bambino vale molto di più che rassicurarlo con un lungo discorso. Guardarlo negli occhi e stare in silenzio e allo stesso tempo ascoltarlo dandogli tutta la tua attenzione. Se ti abbraccia ricambiare l’abbraccio. Ovviamente questo tipo di linguaggio crea tantissimo il contatto, la familiarità e la fiducia nell’adulto.

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Illustrazione di Maria Coviello

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