Intervista a Maria Coviello (seconda parte), una vita tra colori, disegni, arteterapia, libri, musica e bambini.

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Maria Coviello

In questa seconda parte dell’intervista abbiamo parlato delle difficoltà che con maggior frequenza devono affrontare i bambini di oggi, del rapporto genitori figli, delle nuove famiglie omoparentali e dei problemi che possono incontrare i bambini cresciuti in famiglie adottive.

Se non avete ancora letto la prima parte dell’intervista potete farlo cliccando sul seguente link

I bambini di oggi hanno un’agenda folle, sono pieni d’impegni, non si annoiano mai e non stanno mai in casa senza fare niente.

Secondo lei come si relazionano oggi gli adulti, i genitori e la società in generale con i bambini?

Io sono un po’ critica. Forse ultimamente, piano piano, si sta cominciando ad ascoltarli di più però ci sono sempre troppe aspettative. I bambini sono aizzati alla competitività, che è una cosa che io non sopporto però purtroppo è molto presente. Ora dico una cosa banale ma penso che sia la verità: i bambini di oggi hanno un’agenda folle, sono pieni d’impegni, non si annoiano mai e non stanno mai in casa senza fare niente. Bisogna sempre che riempiano gli spazi vuoti. Questa è una fissazione degli adulti. Loro stessi si riempiono gli spazi vuoti perché sono terrorizzati dal silenzio e dal rimanere soli con se stessi e lo trasmettono ai figli. Penso anche che gli adulti lascino troppa decisione ai bambini. Spesso si sentono dire frasi come lo vuole fare lui o l’ha deciso lei. I bambini fanno tantissime cose in una settimana e poi sono stressati, ansiosi e stanchi. Quando vengono a casa mia la prima cosa che fanno è mettersi sul divano. Anch’io sono un impegno nella loro agenda, ne sono ben consapevole, però cerco di regalargli un po’ di pace in questa ora e mezzo.

Crede che i genitori sono coscienti dell’importanza di ascoltare i propri figli affinché crescano psicologicamente sani?

Secondo me no. Io faccio un discorso generale. A chiacchere tutti dicono che è molto importante però l’ascolto è una cosa che si vede poco in giro. Sia tra gli adulti e di conseguenza tra adulti e bambini. Anche i bambini non ti ascoltano tanto facilmente. Perché, evidentemente, non sono abituati ad essere ascoltati.

Quali sono i problemi che secondo lei oggi possono incontrare i bambini cresciuti in famiglie adottive? (Essendo al giorno d’oggi l’adozione molto più frequente rispetto al passato)

Ci vorrebbe un’intervista solo per questa domanda. Io posso parlare un po’ per esperienza personale e un po’ per esperienze che ho raccolto. Io sono stata adottata lo sapevate?

Una delle difficoltà che oggi i bambini adottati possono incontrare è che se sono di altre nazionalità e hanno banalmente il colore della pelle diverso hanno problemi di accettazione razziale e purtroppo a volte provano sulla loro pelle pure esperienze di razzismo nei loro confronti. Questo li porta ad avere un problema maggiore di accettazione delle proprie origini. Io che sono italiana, essendo fisicamente simile alle persone che mi circondano, questo problema lo sento meno rispetto ad un bambino adottato brasiliano nero che non si sente né italiano né brasiliano. Ciò comporta un conflitto notevole nel suo profondo. C’è il bisogno di un viaggio al paese d’origine. Il bisogno di ritrovare le proprie radici è presente un po’ in tutti.

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Illustrazione di Maria Coviello

Di sicuro le cose che abbiamo in comune tutti gli adottati sono il sentirsi dei pesci fuor d’acqua, il sentire un gran vuoto interiore, la paura dell’abbandono e un’insicurezza di fondo dovuta al fatto di non essere stati accettati dalla propria madre. Questa ferita originaria chi più chi meno ce la portiamo tutti dietro con le sue conseguenze.

I genitori di oggi sono pronti ad accompagnare i figli in questo viaggio?

Anche qui non parlo per esperienza personale ma per ciò che ho osservato e che mi è stato raccontato. Alcuni si e altri no. Alcuni accompagnano i propri figli nei viaggi di ritorno e li affiancano anche nella ricerca dei genitori biologici. In altri casi invece c’è più paura che un figlio possa andare via, ritornare al proprio paese d’origine o cercare i propri genitori biologici. È la paura di essere abbandonati.

Di sicuro le cose che abbiamo in comune tutti gli adottati sono il sentirsi dei pesci fuor d’acqua, il sentire un gran vuoto interiore, la paura dell’abbandono e un’insicurezza di fondo dovuta al fatto di non essere stati accettati dalla propria madre. Questa ferita originaria chi più chi meno ce la portiamo tutti dietro con le sue conseguenze.

Recentemente il diritto a sposarsi delle coppie omosessuali ha generato un dibattito in italia culminato con l’approvazione della legge sulle coppie di fatto del 5 giugno del 2016. Ha potuto osservare qualche reazione al rispetto da parte dei genitori o dei bambini che frequentano i suoi laboratori? Qual’è la sua opinione riguardo al matrimonio delle coppie omosessuali? Crede che questo possa avere qualche influenza sulle nuove generazioni di bambini?

Parto dalla parte facile: la mia opinione ovviamente è favorevole, non ho nessuna remora rispetto al matrimonio delle coppie omosessuali. Chi si ama si sposi se si vuole sposare, punto. Che siano uomini con uomini o donne con donne. Aimé nel mio ambiente ristretto non è che veda tanta apertura. Purtroppo quelli che si esprimono lo fanno a sfavore e gli altri non parlano.

Ho sentito dire a dei bambini espressioni del tipo: che schifo! Questa maniera di esprimersi a me fa soffrire molto. Io cerco sempre di riportarli nella realtà dicendo: ma se il tuo migliore amico fosse omosessuale ti farebbe schifo? Quando li riporti nella realtà se non altro si fermano un secondo a pensare. Evidentemente i condizionamenti negativi sono molto forti. Forse perché vivo in un ambiente cattolico.

Con i genitori non parlo un gran ché di quest’argomento. Onestamente non si presentano le occasioni.

Un altro problema è che non stanno abbastanza a contatto con la natura. Il contatto con la natura libera come passeggiare in un bosco, che è molto diverso dal giocare in un campo sportivo.

Quali sono secondo lei i maggiori problemi che i bambini di oggi si trovano ad affrontare?

Poco spazio per loro. Pochi spazi vuoti dilungati nel tempo che allenano la pazienza, l’attesa e l’ascolto. Sono tutte cose collegate. Io ho quarant’anni, sono affaticata perché ho troppe cose da fare però spesso loro ne fanno tante quanto me! Un bambino non dovrebbe avere tutte queste cose da fare a parte la scuola ed i compiti. Dovrebbe essere molto piú libero, dovrebbe passare molto più tempo fuori all’aria aperta a fare un gioco libero. Non essere sempre guidato dai genitori, dagli allenatori o dagli educatori. I bambini sono sempre in compagnia di un adulto che gli dice cosa devono fare e come devono farlo. Questo secondo me è uno dei problemi piú grossi. Poi hanno dei genitori ansiosi e terrorizzati da molte cose come prendere freddo o farsi male… Hanno un controllo eccesivo, li tormentano con le osservazioni e finiscono per rinchiuderli in una campana di vetro. Ad un certo punto la campana di vetro si rompe e i bambini non sanno reagire ai fallimenti e alle difficoltà e non sanno tirare fuori il carattere. Non avendo spazio per guardarsi dentro, non sanno chi sono e non sanno cosa vogliono. Forse sto esagerando perché alla fine i bambini sanno affrontare le difficoltá, però fannno molta piú fatica. Dovrebbero imparare cos’è che vogliono loro e cos’è che vogliono i loro genitori ma spesso non ci riescono perché i genitori sono sempre troppo presenti. Un altro problema è che non stanno abbastanza a contatto con la natura. Il contatto con la natura libera come passeggiare in un bosco, che è molto diverso dal giocare in un campo sportivo.

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Illustrazione di Maria Coviello

Di che cosa avrebbe bisogno un bambino oggi per constituirsi come soggetto sano?

Di questo! Di avere uno spazio proprio, di essere libero di esprimersi, di stare a contatto con la natura, di fare cose manuali, leggere, scrivere…

Visto che dice che è molto critica, quali sono i punti di forza dei bambini di oggi?

I bambini sono comunque creativi. Forse oggi rispetto al passato anche loro hanno fatto passi avanti. È un punto di forza essere più tecnologici? Non lo so. Io toglierei tutto, computer e televisione però capisco che è una posizione integralista e posso anche sbagliarmi. Forse non c’è poi tanta differenza tra i bambini di oggi e di ieri. I punti di forza dei bambini sono la loro energia, la loro creatività, la loro non paura, il loro non scoraggiarsi e il riuscire sempre a vedere il lato positivo delle cose. Non sono pessimisti e lagnosi se non in pochi casi. Non vedono il tragico della vita, forse per mancanza di esperienza però questo li aiuta a risollevarsi, hanno una grande forza interiore.

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